CINQUANT’ANNI SPORTING: GLI ANNI ’80 TRA SPORT E CULTURA!

De Coubertin affermava che lo sport sia parte del patrimonio di ogni uomo e di ogni donna e la sua assenza non possa mai essere compensata.
Esso è qualcosa di universale che è compreso in tutto il mondo indipendentemente dalle differenze sociali, etniche o religiose. Non solo lo sport è universale, ma anche i suoi valori.
Lo sport insegna a vincere ed a perdere, c’è sempre un risultato chiaro ed accettarlo fin da giovanissimi è molto educativo.
A questa impartizione di regole e disciplina, a questo connubio tra sport e cultura, non fa eccezione il Gaeta Sporting Club 1970.
Nel corso dei suoi cinquanta anni di attività il sodalizio biancorosso è stato un punto di riferimento per la città di Gaeta e per il suo comprensorio non solo in ambito sportivo, settore in cui ha regalato molteplici gioie e tanti trofei ai suoi tifosi, ma anche dal punto di vista culturale: in collaborazione con l’Università degli Studi di Cassino e del Lazio meridionale ha aperto le porte del Castello Angioino al pubblico, restituendo dignità ad uno dei principali monumenti gaetani e della storia della nostra nazione, organizzando visite guidate volte alla riscoperta del ruolo fondamentale di questo importantissimo forte.
È stato fondamentale nel sociale, costituendo uno spazio di aggregazione e condivisione, dando la possibilità a molti ragazzi di scoprire questa disciplina che poi ha consentito a tanti di loro di esprimersi ai massimi livelli nazionali ed ha portato alcuni anche a vestire la maglia azzurra.
Grazie alla collaborazione col club molti giovani hanno avuto la possibilità di cimentarsi e con la pratica crescere sino a diventare gli stimati professionisti che attualmente operano con successo in diversi campi.
Per tal motivo è riduttivo vederlo come una mera società sportiva, ma è opportuno considerarlo come un centro di formazione delle eccellenze gaetane.
Per approfondire meglio questo aspetto la figura più indicata è indubbiamente Adriano La Croix, socio fondatore ed Amministratore Unico del Gaeta Sporting Club, tral’altro uno dei principali artefici dell’epoca d’oro pontina negli anni ’80.

🎙️ LA PAROLA AD ADRIANO LA CROIX
“La nostra società è sempre stata una palestra di vita, abbiamo formato tanti ragazzi come uomini dapprima che atleti, insegnando loro valori e virtù che hanno abilmente saputo ricondurre nel processo di formazione professionale, rendendoli stimati professionisti.
Abbiamo accolto grandi campioni che ci hanno lasciato in eredità non solo le prestazioni sportive, ma anche un bagaglio costituito da tradizioni, modus agendi differenti dal nostro. Un melting pot in cui non c’è stata affatto divisione, ma condivisione, aggregazione ed apertura mentale che ci ha condotti ad un arricchimento culturale.
Dopo il pioniere Però Veraja approdò in biancorosso Ranko Rogulja, capitano di una delle più importanti formazioni dell’allora Jugoslavia.
Un atleta che a fine carriera non si accontentò di vivere di pallamano, ma si tuffò subito nel business e con lungimiranza avviò un’attività intensiva di apicoltura, settore in cui la Croazia oggi è leader.
L’arrivo di Jurina ci proiettò nel gotha della pallamano internazionale. Era fortissimo e venne a Gaeta da campione del mondo, trascinandoci poi in ambito internazionale. Al primo anno ottenne il riconoscimento di miglior straniero del campionato italiano, soffiando il titolo a Zovko, colosso dell’Ortigia Siracusa, che partiva senz’altro favorito grazie alla spinta dell’allora presidente federale.
Gli anni ’80 furono favolosi, eravamo al vertice ed insidiavamo le pretendenti al titolo. Ma non solo: organizzavamo trofei internazionali, andavamo in diretta sulla RAI dove l’influente giornalista Mario Petrina organizzava le nostre interviste in riva al mare per esaltare la bellezza naturale della nostra città.
Eravamo all’avanguardia, nonostante non avessimo un campo da gioco. Più di qualcuno non comprese l’ascesa dello Sporting Club e forse non stava bene ai più sagaci, perché stavamo diventando il primo club sportivo della provincia.
Anche i nostri dirigenti stavano facendo un salto di qualità e Franco Bonomo e Domenico Lenisi iniziavano a ricoprire importanti cariche federali.
Tanti sono gli aneddoti, ricordo con un sorriso quando all’aeroporto di Sofia fermarono il manager Giancarlo Valente perché perse un post it giallo: ci volle un’ora e tanta diplomazia per riuscire a farlo imbarcare senza ulteriori conseguenze!
Quest’anno la finale della UEFA Champions League si è disputata all’Estadio Da Luz di Lisbona, ma pochi sanno che nel 1988, in occasione del nostro match di IHF Cup col Benfica, fummo ospiti della società lusitana ed assistemmo da centrocampo alla realizzazione del terzo anello. Addirittura il presidente Joao Santos si scusò con noi perché ad accoglierci non venne Eusebio, impegnato in quei giorni con Platini in un’amichevole di beneficenza a New York.
Mi auspico che con il nostro nuovo progetto “Gioca e viaggia con noi!” tanti giovani possano vivere queste esperienze, occasioni che ci aiutano ad interfacciarci e a crescere culturalmente rendendoci persone migliori!”

Gianmarco Tiralongo
Area Comunicazione GSC1970

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